La tech house nasce a Londra nei primi anni Novanta come terreno di mezzo tra la durezza della techno e lo swing della house. Più che da un nuovo modo di produrre, nacque dalle scelte dei DJ, che rallentavano dischi techno, acceleravano dub del garage americano e li mescolavano con electro e progressive. Il negozio Swag Records di Croydon, dove lavorava Terry Francis, fu uno dei centri della scena, e la festa Wiggle, avviata nel 1994 da Francis e Nathan Coles con Eddie Richards come resident, ne divenne il simbolo. Secondo il racconto di Mr C, il nome si diffuse dopo che chiese ai colleghi di intitolare «tech house remix» i loro lavori.
Il suono tipico ha cassa dritta e ruvida, bassi rotondi e insistenti, stab e accordi alla Detroit, senza i pianoforti e le voci da diva della house commerciale. Negli anni Duemila si è fatto più sintetico con Booka Shade e M.A.N.D.Y.; dagli anni Dieci etichette come Hot Creations e Toolroom e DJ come Solomun, i Martinez Brothers e l’italiano Marco Carola lo hanno reso dominante a Ibiza.