La residency è il rapporto continuativo tra un DJ e un locale o una serata. Il resident suona con regolarità, spesso più notti a settimana o ogni settimana nello stesso giorno, e nel tempo diventa il volto sonoro del posto: conosce il pubblico e l’impianto, apre per gli ospiti o li sostituisce, costruisce una linea musicale riconoscibile.
Molte storie della club culture nascono così. Frankie Knuckles, resident al Warehouse di Chicago, frequentato in prevalenza dalla comunità nera e gay, preparava edit su nastro dei dischi disco per tenere piena la pista per tutta la notte, ed è considerato uno dei padri della house. In Italia Daniele Baldelli fu inizialmente l’unico resident del Cosmic di Lazise, mentre Beppe Loda negli anni Novanta suonò al Marabù di Reggio Emilia davanti a oltre tremila persone.
Una residency offre stabilità economica e uno spazio di ricerca che il DJ ospite, di passaggio per una sola notte, raramente ha.