Si chiama musica elettronica ogni musica in cui il suono nasce o viene elaborato con apparecchi elettronici e arriva all’ascoltatore attraverso altoparlanti. Il termine copre due mondi che per decenni hanno viaggiato in parallelo: la ricerca colta, nata negli studi radiofonici del dopoguerra, e la popular music costruita su sintetizzatori, drum machine e campionatori.
Sul versante sperimentale sono decisivi lo studio di Colonia fondato nel 1951 da Herbert Eimert, dove lavorò Karlheinz Stockhausen, e lo Studio di Fonologia musicale della RAI di Milano, avviato a metà degli anni Cinquanta in corso Sempione da Luciano Berio e Bruno Maderna con il fisico Alfredo Lietti e il tecnico Marino Zuccheri. Lì John Cage realizzò Fontana Mix (1958) e Luigi Nono Omaggio a Emilio Vedova (1960); lo studio chiuse nel 1983.
Sul versante popolare, la diffusione dei sintetizzatori, le produzioni disco di Giorgio Moroder e il synth-pop dei Kraftwerk hanno aperto la strada alla house di Chicago e alla techno di Detroit degli anni Ottanta, da cui discende gran parte della musica da club di oggi.