La minimal techno nasce nei primi anni Novanta a Detroit come reazione alla techno sempre più veloce e satura del rave. Robert Hood, ex Underground Resistance, e Daniel Bell sono considerati i fondatori: l’idea era togliere invece di aggiungere, riducendo techno e house al loro scheletro. L’album Minimal Nation di Hood, composto tra la fine del 1993 e l’inverno 1994 e pubblicato da Axis, è il manifesto del genere: motivi di una sola battuta, percussioni a volte limitate a cassa e hi-hat, il silenzio trattato come una nota. Hood lo registrò con una TR-909 di seconda mano, un SH-101 e un Juno-106, senza riverberi né compressori.
Il tempo si colloca di solito tra 125 e 130 BPM, con l’accento sul ritmo più che sulla melodia. Nei primi anni Duemila, in Germania, «minimal» è passato a indicare anche il suono di etichette come Kompakt, Perlon e la M_nus di Richie Hawtin, più vicino alla microhouse, che ha dominato a lungo club e festival europei.