EDM, sigla di electronic dance music, è nata come termine ombrello per l’insieme degli stili elettronici da ballo emersi dalla metà degli anni Ottanta, da house e techno in poi. Dai primi anni Dieci, però, industria e stampa statunitensi l’hanno usata per ribattezzare la cultura rave americana, e oggi la sigla indica soprattutto il suono da grande festival: build-up lunghi, drop esplosivi, melodie immediate e collaborazioni con il pop.
Quel boom passò da eventi come l’Electric Daisy Carnival di Las Vegas e l’Ultra Music Festival di Miami, da artisti come Skrillex, Avicii, David Guetta e gli Swedish House Mafia, che nel dicembre 2011 furono il primo act elettronico a esaurire il Madison Square Garden, e da operazioni industriali come la partnership del 2013 tra Insomniac e Live Nation. Nel gennaio 2013 Billboard lanciò la classifica Dance/Electronic Songs.
A metà del decennio il big room house dominava i palchi ma veniva criticato come omologato; dal 2015-16 il mercato statunitense rallentò e l’EDM perse il suo posto al centro del pop.