Il campionatore registra un suono in forma digitale, il campione, e lo rende suonabile: assegnato a un tasto o a un pad, può essere riprodotto a diverse altezze, tagliato, messo in loop, filtrato e sequenziato. È lo strumento che ha permesso di costruire brani partendo da frammenti di altri dischi, da batterie registrate o da suoni d’ambiente, e su cui si fondano tecniche come il vocal chop e molti stab della house.
Il primo campionatore commerciale relativamente accessibile fu il Fairlight CMI del 1979, che costava circa 25.000 dollari e fu adottato da Stevie Wonder, Kate Bush e Jean-Michel Jarre. Nel 1981 arrivò l’E-mu Emulator, a 8 bit, e nel 1988 la Akai MPC60, progettata da Roger Linn: campioni a 12 bit e 40 kHz, una griglia di sedici pad e un sequencer integrato. La MPC divenne uno strumento chiave dell’hip hop, da DJ Premier a J Dilla. Oggi il campionamento avviene soprattutto via software, dentro la DAW, ma usare materiale altrui richiede sempre l’autorizzazione dei titolari dei diritti.