Gli stem sono le sottomiscele di un brano: invece di consegnare decine di tracce singole o un unico file stereo, si esportano pochi gruppi omogenei, per esempio batteria, basso, parti armoniche e voce, che sommati restituiscono il mix completo. Servono per i remix, per un mastering più controllato, per l’adattamento di un brano e per i live set, dove permettono di riorganizzare un pezzo in tempo reale.
Nel DJing il termine ha preso un significato più preciso il 3 agosto 2015, quando Native Instruments lanciò Stems, un formato aperto che racchiude in un solo file quattro parti separate di un brano, con volume, filtro ed effetti regolabili per ciascuna; negozi digitali come Beatport, Juno, Bleep e Traxsource ne misero in vendita le prime uscite. Più di recente i software DJ hanno introdotto la separazione automatica: rekordbox, per esempio, divide un brano in voce, batteria, basso e strumentale, per mashup e acapella improvvisati.