In origine il bootleg è la registrazione non autorizzata di un concerto o di materiale inedito messa in circolazione all’insaputa dell’artista: uno dei casi più citati è Great White Wonder, raccolta di registrazioni di Bob Dylan apparsa nel 1969 in una copertina bianca timbrata a mano. Si distingue dal falso, che duplica un’uscita ufficiale.
Nella musica elettronica la parola indica soprattutto il remix o il mashup non ufficiale, realizzato da un produttore senza licenza e fatto circolare su white label, tra DJ o online. Molti bootleg diventano strumenti da pista molto richiesti, e alcuni arrivano a un’uscita regolare dopo la firma degli accordi. Resta il fatto che rielaborare opere e registrazioni altrui senza consenso viola i diritti degli autori e dei produttori, e le piattaforme rimuovono spesso questi file su segnalazione.