L’acquisizione di Songkick da parte di Suno, piattaforma di creazione musicale basata su intelligenza artificiale, rappresenta una delle mosse più controverse dell’industria musicale recente e apre interrogativi profondi sul futuro del rapporto tra artisti, pubblico e tecnologia. Songkick, passata sotto il controllo di Warner Music Group nel 2017, non è mai riuscita a ritrovare slancio, nonostante nel 2018 dichiarasse una reach mensile di 15 milioni di utenti. Nel frattempo Bandsintown l’ha surclassata, arrivando a oltre 100 milioni di fan registrati e a una presenza globale amplificata da partnership con Spotify, YouTube, Apple e Google. Nel 2024 Warner ha tentato senza successo di cedere Songkick, finché Suno ha deciso di farsi avanti, scelta che ha spiazzato molti osservatori considerando che gran parte dei contenuti generati su Suno non nasce con l’obiettivo di essere portata dal vivo, né da band, né da cantanti, né tantomeno da dj. La spiegazione, però, sembra stare meno nella musica e più nei dati: Songkick porta in dote una mole preziosa di informazioni sui comportamenti dei fan, sugli artisti seguiti e sugli eventi monitorati, un patrimonio che può alimentare nuovi modelli di intelligenza artificiale e trasformarsi in uno strumento di previsione e monetizzazione. Secondo diversi analisti, Suno potrebbe usare queste informazioni per costruire una nuova app per superfan, promettendo agli artisti opportunità alternative di guadagno come biglietti e merchandising, in un contesto in cui i compensi diretti restano bassi. È qui che nasce la frattura più delicata: mentre piattaforme come Spotify usano i dati per suggerire musica, Suno li utilizza per creare brani che potrebbero competere con quelli degli artisti stessi. Warner afferma di aver imposto paletti a tutela dei propri cataloghi, ma resta il problema per tutti gli altri creatori, soprattutto alla luce delle accuse di violazione del copyright mosse dalla RIAA e delle dure prese di posizione delle associazioni di autori europee. L’operazione Suno-Songkick non è solo un’acquisizione, ma un segnale chiaro di come il valore nell’industria musicale si stia spostando sempre più dal palco ai database.